Giuseppe Pessina, uno sguardo in evoluzione tra Otto e Novecento

Un fotoamatore mobile e dinamico alla scoperta del suo tempo

Pessina nei suoi bazar vendeva alcune cartoline con proprie fotografie, ma pubblicò solo negli ultimi anni della sua vita con l’aiuto del Gruppo 66. La sua produzione è ancora oggi in gran parte inedita, conservata tra Villa Manzoni (Lecco), il Museo del Risorgimento e il Politecnico (Milano).

Giuseppe Pessina Lecco 1879, Cusano Milanino 1973.
Attivo tra Lecco, Bormio e Milano dal 1895 agli anni Sessanta. Si formò da autodidatta nello sviluppo e nella stampa. Interessato alle passioni collettive della gente seguì le Esposizioni di Torino (1898, 1902 e 1911) e di Milano (1906). L’impatto delle sue fotografie gli meritò il diploma di socio della Società Fotografica Italiana (1905) e di merito al Primo Concorso Mondiale di Fotografia Artistica e Scientifica di Torino (1907). Nel 1915 partì volontario per il fronte portando sette macchine fotografiche pur non rivestendo alcun incarico ufficiale. Nel 1965 divenne socio onorario del Gruppo 66, che ne promosse l’opera con una mostra alla galleria Il Diaframma di Milano nel 1968.

Per leggere meglio l’opera di Pessina si possono ricordare due citazioni che illuminano l’approccio al medium.  Man Ray ha detto che “una macchina non può fare le fotografie da sola … ci vogliono un fotografo e un soggetto” e Paul Strand è stato tra i primi a capire che “La fotografia […] trova la sua raison d’être, come tutti i mezzi di comunicazione, in un’assoluta unicità di funzionamento. Cioè, in questo caso, un’assoluta categorica oggettività”.

Quando Pessina iniziò a fotografare tra il lago, le strade e le montagne di Lecco, la percezione consueta della città e del paesaggio era quella delle cartoline e delle stampe turistiche: un’imagerie ormai standardizzata e priva di originalità. Le sue fotografie attestano però fin da subito una visione realistica, analitica del territorio, interessata alla cronaca e agli aspetti tra i meno appariscenti, ma comunque significativi, della vita cittadina, allora trascurati dall’iconografia in generale. La sua visione era più in sintonia con la cronaca dei giornali illustrati e con un punto di vista popolare sulle attività sociali. Pessina si poneva come il fotografo degli eventi negli eventi: una distanza ravvicinata che connotava spazialmente e temporalmente le scene ed era partecipe all’evento. Pessina interpretava i fatti mediante la peculiarità linguistica del medium fotografico di tagliare lo spazio e sostanziare l’istante dell’azione nella propria immagine secondo una logica frammentaria.
L’Esposizione internazionale a Milano del 1906 fu il primo grande evento con il quale si confrontò consolidando la propria visione: attenta alla costruzione dell’immagine in rapporto alla disposizione spaziale degli elementi, in particolare linee di fuga e figure umane. Queste fotografie restituiscono le architetture e gli elementi particolari tipici (modernità e bizzarrie esotiche) delle Esposizioni mediante uno sguardo né celebrativo né stereotipato, ma analitico.
La cifra stilistica di Pessina, che consiste nell’integrare la partecipazione e lo scatto, è particolarmente evidente nelle fotografie della Prima guerra mondiale, come nelle numerose manifestazioni civili e religiose che riempirono le piazze di Milano e le strade d’Italia.
Pessina unì la passione per la vitalità e il movimento della gente, dalle marce Audax al carnevale di Lecco, dalla benedizione della croce in cima al Resegone alle celebrazioni cariche della retorica fascista, con la ricerca di un preciso progetto autoriale con cui elaborò, a suo modo, le potenzialità di vedere il mondo attraverso l’immagine e di viverlo mediante le immagini stesse. In questo senso va letta la sua produzione di stereografie e cartoline e le riprese degli stessi soggetti e degli stessi luoghi a distanza di tempo per verificarne le differenze.
Negli anni Sessanta Pessina era alla ricerca di qualcuno che prendesse in carico il proprio archivio, interlocutori competenti nell’ambito dell’immagine e capaci di valorizzarlo. La scelta cadde sul Gruppo 66, di cui condivideva gli ideali programmatici. Nel giugno 1970 Gualtiero Castagnola, il teorico del Gruppo 66, fu contattato dalla casa editrice statunitense Time-Life Bookdivision, nella persona di Ann Natanson corrispondente da Roma, per la realizzazione di un volume dedicato al tema classico della guerra, in particolare alla situazione angosciosa in cui venne a trovarsi la popolazione civile durante la guerra, alla distruzione delle città e alla morte dei combattenti e civili. Le fotografie di Pessina sulla Prima guerra mondiale vennero ritenute utili ai fini della pubblicazione e ottime per qualità. Di questa pubblicazione attualmente non si hanno notizie.

Le fotografie riportate provengono dalla Fototeca del Si.M.U.L. (Sistema Museale Urbano Lecchese), situata in Villa Manzoni a Lecco. Qui è conservato il più importante fondo dedicato a Giuseppe Pessina, che nel corso degli anni è stato oggetto di un lavoro di inventariazione, digitalizzazione e studio attraverso mostre dedicate. In particolare Daniele Re si è occupato della realizzazione delle copie digitali dei negativi da lastra di vetro al bromuro d’argento, dell’inventariazione e della curatela delle mostre “Giuseppe Pessina. L’Esposizione Internazionale di Milano del 1906, nelle collezioni dei musei lecchesi” e “Materiali per la Memoria, la Prima guerra mondiale nelle collezioni dei musei lecchesi, fotografie di Giuseppe Pessina”.

Per maggiori informazioni:

sito: www.comune.lecco.it
tel. 0341 481247
e-mail: segreteria.museo@comune.lecco.it

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